Running with Scissors

«E’ una voliera»
«Una voliera?»
«Sì»
«E a cosa serve?»
Hervè Joncour teneva fissi gli occhi su quei disegni.
«Tu la riempi di uccelli, più che puoi, poi un giorno che ti succede qualcosa di felice la spalanchi, e li guardi volare via»

Alessandro Baricco, Seta (via open-your-skull)


Non avevo interessi. Non riuscivo ad interessarmi a niente. Non avevo idea di come sarei riuscito a cavarmela, nella vita.
Agli altri, almeno, la vita piaceva. Sembravano capire qualcosa che io non capivo. Forse ero un po’ indietro. Era possibile. Mi capitava spesso di sentirmi inferiore. Volevo solo andarmene. Ma non c’era nessun posto dove andare.

— Charles Bukowski  (via buiosole)

(Source: thisun-flower)


Come fu bello, e come fu grande la nostra passione.
Così grande che le cellule del mio corpo ne sono ancora imbevute,
come una spugna che conserva l’acqua marina che la nutrì.
Perché dopo, mia cara, è stata solo acqua dolce,
spesso dolciastra, e che senso ha, mi chiedo,
vivere ancora senza che nessun sale ravvivi il mio palato?


Antonio Tabucchi (via malinconialeggera)


Appena fuori della luce del locale, si era soli sotto le stelle, in un baccano di grilli e di rospi. Io avrei voluto portarmela in quella campagna, tra i meli, i boschetti, o anche soltanto l’erba corta dei ciglioni, rovesciarla su quella terra, dare un senso a tutto il baccano sotto le stelle.

— Cesare Pavese, La luna e i falò, 1950 (via ladiscarica)

(Source: eppoi)


Ricapitoliamo

sono a Padova, in un alberghetto marcissimo vicino all’ospedale a nemmeno 24 ore dall’esame di specialità

sono venuta in treno; arrivata in stazione, mentre mi aggiravo come un’allucinata sono stata bloccata da una promoter siciliana che mi ha intortata facendomi comprare 2 libri (che bon, meglio libri che pentole) e poi mi ha dato indicazioni per l’autobus che andava nella direzione opposta a quello che mi serviva. Ovviamente me ne sono accorta solo moooolto dopo.

Mentre aspettavo, ormai nell’interland padovano, un autobus che mi riportasse indietro sono stata abbordata da un nigeriano, appena arrivato in italia, senza documenti, che voleva il mio numero di telefono. Si è pure risentito quando gli ho detto che non mi pareva il caso.

Sono dunque arrivata in albergo, scortata da un autista di autobus che deve avermi vista un attimo perduta.

La stanza si potrebbe definire “accogliente”…se mi stendo a terra occupo l’intera lunghezza. Giusto un po’ claustrofobica.

ho aperto le finestre e mi sono accorta che forse alla comodità di stare vicino all’ospedale avrei dovuto preferire il fatto di NON sentire ogni 5 minuti le ambulanze andare su e giù.

In tutto questo, a mestre è arrivata una tromba d’aria. Mestre-Padova 20 minuti.

Oh mamma